Curiosità, innovazioni e stranezze dei giorni nostri

Passeremo alla storia come un'umanità ancora poco evoluta...

domenica 13 gennaio 2008

Manca il lavoro o manca la voglia?

ROMA - Scarseggiano i fornai, mancano i parrucchieri. Idraulici, sarti e falegnami sono ricercati come l'oro: nell'Italia del lavoro precario e mal pagato nessun vuol più fare l'artigiano. E sì che i posti ci sono e il guadagno pure: lo dicono loro stessi, sempre più preoccupati di non trovare più nessun cui lasciare la "bottega". Sono disposti a formare e ad assumere a tempo indeterminato - assicurano - eppure la manodopera non si trova. Continua...

Alla luce di quanto pubblicato oggi da Repubblica, una mia idea prende ancora più forza e rischia di diventare una certezza: il problema della disoccupazione in Italia è finto. Il problema vero è la voglia di lavorare dei giovani e l'accondiscendenza dei genitori, che si "svenano" per mantenerli pur di non far fare loro un lavoro che non ritengono "all'altezza dei loro bambini".
Il fatto che esista domanda di lavoro in eccesso, nonostante leggi che disincentivano l'assunzione di dipendenti, è il chiaro segnale di un allarme sociale in cui tutti vogliamo lavorare dove e come ci pare. Il problema a mio avviso deve essere risolto velocemente perchè l'unica possibilità alternativa è quella di acquisire manodopera dall'estero, ma questo comporterebbe l'incermento della disoccupazione dei nostri giovani. E' come se tutti volessimo lavorare alla Ferrari, ma nessuno volesse fare l'operaio in catena di montaggio...non vedo come sarebbe possibile costruire l'automobile.
Il problema è culturale e non politico, ma forse è indice del fatto che la vera crisi non è anora arrivata!

Il figlio di Bin Laden diventa "attivista per la pace"


Ha frequentato campi per terroristi, ma adesso ha altri progetti: un figlio e lavorare per la pace in Inghilterra Il figlio di Osama Bin Laden ha inoltrato richiesta per un visto britannico, per poter vivere nel Paese con sua moglie.

Il Mail on Sunday scrive che il 26enne Omar Bin Laden, che ha ammesso di aver frequentato i campi per terroristi del leader di Al Qaida in Afghanistan, è stato sottoposto a un colloquio insieme con la moglie britannica Jane Felix-Browne - 52 anni, tre figli e cinque nipoti - dai responsabili dell’ambasciata britannica al Cairo, dove attualmente vive.

La coppia ha intenzione di costruire un appartamento nell’abitazione di Jane (del valore di 550mile sterline) a Moulton, in Cheshire, di avere un figlio attraverso un utero «in affitto» e lavorare come «attivisti per la pace».

Omar e Jane, che è stata sposata sei volte e ha cambiato il suo nome in Zaina Al Sabah Bin Laden, hanno autorizzato l’ambasciata ad accedere ai loro conti correnti bancari per accertare l’autenticità della loro relazione. Il figlio del ricercato numero uno al mono ha divorziato dalla prima moglie, madre del suo figlio di due anni, per dimostrare l’autenticità del matrimonio con Jane.

La coppia sostiene di aver ricevuto garanzie che la richiesta di visto otterrà il via libera non appena la sede diplomatica avrà ricevuto i documenti del divorzio dall’Arabia Saudita, che dimostreranno che Omar è sposato unicamente con Jane. I due si sono sposati nel settembre del 2006 dopo essersi incontrati fuori dalle Piramidi al Cairo.

La coppia ha inoltrato la richiesta all’ambasciata del Cairo lo scorso novembre. Un visto matrimoniale britannico darebbe a Omar, il quarto figlio della «mente» degli attentati dell’11 settembre, «l’autorizzazione a restare nel Regno Unito» senza vincoli temporali.
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A caccia di segreti da Cina e Russia. L'allarme dell'Fbi: i pericoli maggiori vengono dagli hacker


Sean Connery in arte James Bond

Può cominciare con un'email che offre un programma da scaricare. Oppure con un invito a un imprenditore a compiere un viaggio «tutto pagato» in Cina. O, ancora, con un piacevole incontro con una disinvolta studentessa orientale. Se accetti rischi di trovarti in una trappola. Tesa da agguerriti agenti a caccia di informazioni. Un esercito di 007 che Pechino ha mobilitato per colmare il gap tecnologico con l'Occidente, per studiare i nostri sistemi economici, per carpire gli ultimi segreti dell'industria e delle forze armate. I cinesi hanno dei concorrenti brutali: i russi dell'Svr, l'erede del vecchio Kgb. Il caso Litvinenko, il transfuga ucciso con il polonio, è un già ricordo e sul terreno si muovono nuove pedine. Una battaglia che allarma i nostri James Bond: «Siamo tornati all'epoca della guerra fredda», è l'analisi delle intelligence Nato.
Dal cielo e dal mare
Le ombre che vengono da Mosca amano i nuovi mezzi di infiltrazione — leggi Internet — ma non abbandonano la tradizione. I loro aerei hanno ripreso le ricognizioni ai confini dei Paesi dell'Alleanza Atlantica. Voli di disturbo per mostrare le ali e buttare un occhio — elettronico — su quello che accade. In Mediterraneo, invece, sono tornate le vecchie navi spia. Somigliano a pescherecci, l'unica differenza è una selva di antenne. Di solito si mettono in coda alle unità della Nato, spiano le manovre. Altre vanno a caccia di comunicazioni delicate. Fonti israeliane hanno rivelato che i siriani stanno ampliando i porti di Latakia e Tartous in modo da poter ospitare le navi della flotta russa. Queste attività però sono poca cosa rispetto a cosa combinano tra Londra, Washington e Montreal. In Gran Bretagna hanno non meno di trenta agenti, più i «collaboratori» e quelli in sonno. Restano in attesa per anni, poi li attivano e loro si mettono al lavoro. In Canada ne hanno beccato uno che si era impadronito dell'identità di una persona morta in un incidente.
I bersagli: progettisti e ingegneri
Alle spie stanno a cuore i progetti di un nuovo motore, i disegni di un jet, una nuova lega di metalli, un apparato di comunicazione sofisticato. Tutto quello che non sono in grado di produrre provano a sottrarlo. Mai come oggi le differenze tra lo spionaggio militare e quello industriale sono state così poche. I segreti della Ferrari equivalgono a quelli di un caccia. In Francia hanno incriminato una ricercatrice cinese di 24 anni, Li Li, che lavorava come stagista in una industria automobilistica. La polizia le ha sequestrato sei computer portatili e due «memorie» esterne. Oggi il bersaglio ideale delle spie non è più l'alto ufficiale ma l'ingegnere. Tanto che l'Fbi ha redatto un decalogo per quanti lavorano in società sensibili, suggerendo possibili contromisure: attenti a chi incontrate a un party, vigilate sulle richieste di visite nella vostra impresa, state in guardia quando vi recate a un congresso, controllate con attenzione i nuovi assunti, badate al vostro collega. Problemi familiari, difficoltà economiche, rivalità in ufficio possono diventare una breccia dove si infilano le spie. Spesso sono ragazze avvenenti che inducono il dipendente a tradire. Sesso e denaro, infedeltà e intrigo. Mata Hari non è mai morta. La usano i russi e i cinesi, i nord coreani e gli americani.
Guerrieri cibernetici
Vecchi trucchi che non impediscono agli 007 di usare quelli nuovi. Il pericolo maggiore — segnalano all'Fbi — è quello degli hackers, i guerrieri cibernetici. Si intrufolano ovunque. Il cancelliere tedesco Angela Merkel, il Pentagono, uffici statali britannici sono rimasti vittime delle incursioni degli specialisti cinesi. Gli attacchi in Germania — ha denunciato a ottobre il controspionaggio — sono quotidiani, a organizzarli i servizi di Pechino. Il Ministero per la Sicurezza cinese e il Secondo Direttorato della Difesa hanno messo insieme team di giovani universitari — veri draghi del computer — con un originale sistema di reclutamento. I Dipartimenti militari di ogni regione hanno organizzato campionati per hackers dove alla fine sono stati selezionati i più bravi. Famosi — soltanto perché sono finiti sui giornali — quelli dello Sichuan. Passano notte e giorno seduti al pc, si presentano con nomi di fantasia — l'idraulico, il farmacista— e sono capaci di imprese impossibili. Le gare del loro campionato prevedono operazioni di attacco, blocco dei siti «nemici», difesa. Simulazioni che saranno utili quando muoveranno sul campo.

Da Pechino al Nordest
Quanto non ottengono con le scorrerie digitali, i cinesi cercano di averlo con i loro «agenti all'Avana». I più determinati sono i funzionari del Fronte Unito del Lavoro, un ufficio legato al Partito comunista. Operano nelle comunità cinesi all'estero, cercano di reclutare personalità occidentali nel mondo della scienza e dell'economia, costringono i loro connazionali a diventare complici. Da oltre due anni sono entrati in forze in Italia dedicandosi alle imprese medie e piccole del Nordest. Vogliono copiare il loro sistema di lavoro e, ovviamente, i prodotti. Calzature alla moda, abbigliamento raffinato, mobili. La fibra ultraleggera vale più del codice di un missile.

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Sempre più killer tra i veterani di guerra

Aumentati del 90% in 6 anni, per 3/4 reduci da Iraq e Afghanistan. Individuati 121 i casi, le vittime mogli e bambini
NEW YORK - Almeno 121 veterani di guerra dell’Iraq e dell’Afghanistan hanno commesso un omicidio dopo il loro ritorno a casa. Li ha contati il New York Times, rivelando che gli omicidi da parte di ex soldati in missione sono aumentati del 90% negli ultimi sei anni, dall'invasione dell'Afghanistan nel 2001, passando da 184 a 349. E in tre quarti dei nuovi casi (165) sono coinvolti proprio reduci dall'Iraq e dall'Afghanistan. In molti di questi casi, i traumi riportati durante il servizio all’estero e lo stress - con l’alcolismo e altri problemi di riadattamento familiare - fanno da sfondo alla tragedia. Tre quarti dei veterani coinvolti in casi di omicidio erano ancora militari quando hanno commesso i delitti, compiuti usando pistole in oltre la metà dei casi.

Le vittime sono in gran parte le mogli o le fidanzate, i figli o altri familiari stretti. La più piccola è Krisiauna Calaira Lewis, una bambina di due anni uccisa in Texas dal padre ventenne, tornato in patria dopo aver riportato traumi al cervello e aver perso un piede durante un bombardamento a Falluja. Un quarto delle vittime sono altri soldati, come Richard Davis, accoltellato e poi dato alle fiamme da altri veterani, il giorno dopo che erano tutti tornati dall'Iraq.

Né il Pentagono né il dipartimento alla Giustizia si sono interessati di questi delitti, che sono stati perseguiti non dalla giustizia militare ma dai tribunali civili degli Stati in cui sono accaduti.
Un portavoce dell'esercito ha detto che lo studio non offre un quadro completo della situazione. Circa 25 dei 121 casi di omicidio sono derivati da guida pericolosa o in stato di ubriachezza. La maggior parte degli omicidi non aveva precedenti ma in alcuni dei casi, aggiunge il Times, «il fatto che fossero di ritorno dalla guerra non ha in apparenza alcuna relazione con il crimine commesso».
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«Cristiano Ronaldo, un'orgia a Roma»

«Cristiano Ronaldo, un'orgia a Roma»

Il News of the world: «Ha pagato due prostitute scambiandosele con un amico»

Cristiano Ronaldo

ROMA - Un altro (presunto) scandalo a luci rosse per Cristiano Ronaldo. Almeno secondo il settimanale «News of the World». Secondo quanto riporta il giornale, il calciatore portoghese del Manchester United avrebbe scelto di festeggiare la vittoria in Coppa sull'Aston Villa con una trasferta nella capitale italiana, in compagnia di due prostitute con le quali avrebbe avuto rapporti sessuali.

IL RACCONTO - «Ronaldo e un amico hanno contrattato con due ragazze perché li raggiungessero in albergo (l'Hilton) dopo aver lasciato un locale della capitale», ha dichiarato una fonte al tabloid. «Hanno pagato per fare sesso con loro e poi se le sono scambiate perchè potessero stare con entrambe». Non è la prima volta che il portoghese si fa sorprendere con delle escort. Quattro mesi fa pagò cinque squillo perché lo raggiungessero nella sua casa appena fuori Manchester, per un'orgia in piscina insieme ai compagni di squadra Luis Nani (suo connazionale) e Anderson (brasiliano). Nel 2005 fu invece falsamente accusato di stupro dopo aver fatto sesso con una lucciola in una suite del Sanderson Hotel a Londra.
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Pato,Pato,Pato! Nell'attesa della conferma del "nuovo fenomeno", il Milan si gode il Trio delle Meraviglie. Kakà,Pato Ronaldo

"Compiuti i 18 anni, arrivato il «transfer», per Pato finisce il tempo delle amichevoli e dei complimenti per i colpi visti in allenamento. E per i tifosi rossoneri finisce l'attesa del nuovo «fenomeno» dal quale si attende una svolta nella stagione e nelle strategie future del Milan. Un'attesa che si avverte dal pienone che il tifo milanista garantirà all'esordio contro il Napoli del talento brasiliano (almeno 60 mila spettatori compreso il presidente Berlusconi in tribuna). C'è il rischio di caricare sulle spalle di un 18enne troppe responsabilità. Ancelotti e i compagni di squadra sono pronti a scommettere su di lui: «Gli abbiamo visto fare cose che pochissimi sanno fare». Certo è che se il Milan riuscisse nell'occasione a vincere la sua prima partita della stagione in casa (in campionato), quanto meno il debutto Pato sarà stato di buon auspicio. Se poi segnasse diventerebbe subito un idolo. Farà coppia con Gilardino in attacco."

Se questo era il pensiero nel prepartita, adesso abbiamo la conferma. Il ragazzo ha dei numeri e farà parlare tanto di se (oltre a fare esaltare tanto i tifosi milanisti). Tecnica, velocità, senso della posizione, opportunismo, altruismo e visione di gioco si mescolano per un risultato del tutto strabiliante. Al fianco di Kakà e Ronaldo (non certo gli ultimi arrivati) riesce a farsi notare, far brillare gli occhi ai tifosi (ricordiamo tra gli altri il "sombrero" del primo tempo e il tiro nel finale) e a lasciare il segno con gol "di qualità".

Da mesi riceve i complimenti del Presidente Berlusconi, di Ancelotti e di tutti i compagni, e da stasera ha l'ammirazione di tutti gli sportivi. Un piccolo Gossip: in tribuna la fidanzata "niente male" Sthefany Brito idolo della televisione brasiliana.

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Il FAIR PLAY riuscirà a conquistare il Calcio?

Da questa giornata in serie A e B è stato introdotto il «cerimoniale» di saluto fisso a fine gara tra le squadre avversarie. Non si tratta tuttavia di un obbligo assoluto, visto che non ci saranno sanzioni per chi si sottrarrà. Il saluto è lo stesso su tutti campi, simile a quello della pallavolo: al fischio finale arbitri e assistenti si posizioneranno in corrispondenza della parte alta del cerchio di centrocampo. I due capitani avranno il compito di radunare le rispettive squadre dietro di sé, una si metterà vicino agli ufficiali di gara e l'altra in fila nella parte opposta del centrocampo. Camminando i giocatori si incroceranno lungo la linea mediana e si saluteranno. Dopo la stretta di mano i calciatori saluteranno con un gesto il pubblico e lasceranno il terreno di gioco.
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Tempi moderni ...nel 1936