Sean Connery in arte James Bond
Può cominciare con un'email che offre un programma da scaricare. Oppure con un invito a un imprenditore a compiere un viaggio «tutto pagato» in Cina. O, ancora, con un piacevole incontro con una disinvolta studentessa orientale. Se accetti rischi di trovarti in una trappola. Tesa da agguerriti agenti a caccia di informazioni. Un esercito di 007 che Pechino ha mobilitato per colmare il gap tecnologico con l'Occidente, per studiare i nostri sistemi economici, per carpire gli ultimi segreti dell'industria e delle forze armate. I cinesi hanno dei concorrenti brutali: i russi dell'Svr, l'erede del vecchio Kgb. Il caso Litvinenko, il transfuga ucciso con il polonio, è un già ricordo e sul terreno si muovono nuove pedine. Una battaglia che allarma i nostri James Bond: «Siamo tornati all'epoca della guerra fredda», è l'analisi delle intelligence Nato.
Dal cielo e dal mare
Le ombre che vengono da Mosca amano i nuovi mezzi di infiltrazione — leggi Internet — ma non abbandonano la tradizione. I loro aerei hanno ripreso le ricognizioni ai confini dei Paesi dell'Alleanza Atlantica. Voli di disturbo per mostrare le ali e buttare un occhio — elettronico — su quello che accade. In Mediterraneo, invece, sono tornate le vecchie navi spia. Somigliano a pescherecci, l'unica differenza è una selva di antenne. Di solito si mettono in coda alle unità della Nato, spiano le manovre. Altre vanno a caccia di comunicazioni delicate. Fonti israeliane hanno rivelato che i siriani stanno ampliando i porti di Latakia e Tartous in modo da poter ospitare le navi della flotta russa. Queste attività però sono poca cosa rispetto a cosa combinano tra Londra, Washington e Montreal. In Gran Bretagna hanno non meno di trenta agenti, più i «collaboratori» e quelli in sonno. Restano in attesa per anni, poi li attivano e loro si mettono al lavoro. In Canada ne hanno beccato uno che si era impadronito dell'identità di una persona morta in un incidente.
I bersagli: progettisti e ingegneri
Alle spie stanno a cuore i progetti di un nuovo motore, i disegni di un jet, una nuova lega di metalli, un apparato di comunicazione sofisticato. Tutto quello che non sono in grado di produrre provano a sottrarlo. Mai come oggi le differenze tra lo spionaggio militare e quello industriale sono state così poche. I segreti della Ferrari equivalgono a quelli di un caccia. In Francia hanno incriminato una ricercatrice cinese di 24 anni, Li Li, che lavorava come stagista in una industria automobilistica. La polizia le ha sequestrato sei computer portatili e due «memorie» esterne. Oggi il bersaglio ideale delle spie non è più l'alto ufficiale ma l'ingegnere. Tanto che l'Fbi ha redatto un decalogo per quanti lavorano in società sensibili, suggerendo possibili contromisure: attenti a chi incontrate a un party, vigilate sulle richieste di visite nella vostra impresa, state in guardia quando vi recate a un congresso, controllate con attenzione i nuovi assunti, badate al vostro collega. Problemi familiari, difficoltà economiche, rivalità in ufficio possono diventare una breccia dove si infilano le spie. Spesso sono ragazze avvenenti che inducono il dipendente a tradire. Sesso e denaro, infedeltà e intrigo. Mata Hari non è mai morta. La usano i russi e i cinesi, i nord coreani e gli americani.
Guerrieri cibernetici
Vecchi trucchi che non impediscono agli 007 di usare quelli nuovi. Il pericolo maggiore — segnalano all'Fbi — è quello degli hackers, i guerrieri cibernetici. Si intrufolano ovunque. Il cancelliere tedesco Angela Merkel, il Pentagono, uffici statali britannici sono rimasti vittime delle incursioni degli specialisti cinesi. Gli attacchi in Germania — ha denunciato a ottobre il controspionaggio — sono quotidiani, a organizzarli i servizi di Pechino. Il Ministero per la Sicurezza cinese e il Secondo Direttorato della Difesa hanno messo insieme team di giovani universitari — veri draghi del computer — con un originale sistema di reclutamento. I Dipartimenti militari di ogni regione hanno organizzato campionati per hackers dove alla fine sono stati selezionati i più bravi. Famosi — soltanto perché sono finiti sui giornali — quelli dello Sichuan. Passano notte e giorno seduti al pc, si presentano con nomi di fantasia — l'idraulico, il farmacista— e sono capaci di imprese impossibili. Le gare del loro campionato prevedono operazioni di attacco, blocco dei siti «nemici», difesa. Simulazioni che saranno utili quando muoveranno sul campo.
Da Pechino al Nordest
Quanto non ottengono con le scorrerie digitali, i cinesi cercano di averlo con i loro «agenti all'Avana». I più determinati sono i funzionari del Fronte Unito del Lavoro, un ufficio legato al Partito comunista. Operano nelle comunità cinesi all'estero, cercano di reclutare personalità occidentali nel mondo della scienza e dell'economia, costringono i loro connazionali a diventare complici. Da oltre due anni sono entrati in forze in Italia dedicandosi alle imprese medie e piccole del Nordest. Vogliono copiare il loro sistema di lavoro e, ovviamente, i prodotti. Calzature alla moda, abbigliamento raffinato, mobili. La fibra ultraleggera vale più del codice di un missile.

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